Crisi del chip e strategie di riassetto mondiale

Oggi parliamo di un problema che sta affliggendo il mondo i-tech ovvero la grave crisi che sta affrontando la produzione del chip e tutti i settori ad esso collegati.

Come è noto la produzione di chip difficilmente riesce a tenere il passo con le richieste di mercato, tanto più questa problematica si acuisce in questo periodo di grave pandemia che rende la situazione ancor più drammatica ed evidenzia tutte le criticità connesse alla sua produzione.

Secondo gli esperti, infatti, la domanda di chip supererebbe di circa il 30% l’offerta il che sta a significare che questa grave problematica non si risolverà prima di tre o quattro trimestri.

Il perdurare di questa crisi, che non vedrà la sua risoluzione fino al 2022, ha delle basi molto solide e fonda le sue radici in differenti ambiti che andremo subito a vedere:

  • AMBITO PRODUTTIVO

Ogni prodotto che utilizziamo quotidianamente è composto da uno o più chip: pc, tablet, smartphone, automobili, elettrodomestici ecc.. e questi stanno diventando via via sempre più complessi rendendo così più difficile la produzione e allungando in maniera importante i tempi di lavorazione dei chip.

La situazione si complica ulteriormente con il lockdown su scala mondiale causato dalla pandemia da COVID-19 che a inizio 2020 ha portato ad uno stop della produzione in tutto il globo.

Il conseguente utilizzo dello smart working e della didattica a distanza hanno altresì incrementato in maniera esponenziale la richiesta di dispositivi elettronici aumentando così il gap tra domanda e offerta.

La capacità produttiva esistente insomma non è sufficiente a sopperire alla richiesta mondiale e si stima infatti che abbia servito a malapena la domanda nel 2018 e 2019.

La produzione va poi di pari passo con la richiesta di mercato che volge maggiormente verso prodotti dal maggior profitto come l’automotive con le auto di fascia alta e quelle elettriche.

  • AMBITO ECONOMICO

Dal punto di vista economico il settore dei chip ha risentito particolarmente del trade war tra Stati Uniti e Cina il quale ha comportato delle restrizioni da parte degli Stati Uniti nei confronti delle fonderie cinesi. All’applicazione di queste restrizioni è seguito un acquisto massivo e anticipato delle scorte di semiconduttori da parte di alcuni settori o aziende (tra le quali Huawei), che hanno sottratto gran parte delle scorte preesistenti agli altri settori e hanno messo ulteriormente sotto pressione la catena di approvvigionamento.

SOLUZIONI ALLA CRISI

Ma non tutto è perduto, Stati Uniti, Cina e Unione Europea stanno correndo ai ripari per progettare possibili soluzioni strategiche che possano risolvere almeno parzialmente questa situazione di difficoltà.

L’elezione del nuovo presidente degli stati Uniti, Joe Biden ha rimescolato le carte in tavola e ristabilito drasticamente le priorità; come rende noto il Financial Time, infatti, il nuovo presidente degli Stati Uniti starebbe per emanare un ordine esecutivo per accelerare lo sviluppo di catene di approvvigionamento strategiche di chip la cui produzione sarebbe situata prevalentemente nel territorio cinese.

La Cina darà il suo contributo all’economia mondiale dei chip costruendo in maniera massiva industrie di semiconduttori nel suo territorio così da ridurre la dipendenza dai fornitori occidentali e liberare le industrie americane da un grande peso produttivo.

Ultima ma non per impegno, è l’UE che sta mettendo insieme tutte le forze degli stati membri per pianificare un sistema di fondi e di incentivi per la costruzione di fabbriche locali che possano produrre semiconduttori e riportare l’Europa in una condizione di sovranità digitale e di autonomia produttiva con enorme beneficio anche per la competitività del mercato

Insomma l’unione fa la forza e con l’impegno di tutti gli stati si spera di poter sanare al più presto questa situazione di difficoltà conseguendo un traguardo comune: il rafforzamento di una filiera produttiva di chip  meno vulnerabile a fenomeni geoopolitici e macroeconomici.