Samsung, da un piatto di spaghetti allo smartphone

Oggi parliamo di un colosso dell’hi-tech che deve la sua fama alla produzione di smartphone, tv ed elettrodomestici,
avete capito a chi mi riferisco?!

ma certo! a Samsung, un’azienda poliedrica e che fonda le sue radici in un piatto di spaghetti!

Sì, in un piatto di spaghetti; anzi, se vogliamo essere corretti, in una ciotola visto che parliamo di noodles!

No, non sto dando i numeri, per capire a cosa mi riferisco seguite attentamente la storia di Samsung.

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La multinazionale sudcoreana fu fondata da Lee Byung-chull il 1 marzo del 1938 a Taegu, in Corea del Sud.
Samsung, che nella lingua sudcoreana significa “tre stelle”, agli albori era un’azienda di carattere alimentare, che contava 40 dipendenti e che distribuiva in particolare a Pechino e in Manciuria, frutta, pesce essiccato e i famosi spaghetti noodles.

Nell’arco di un decennio, l’azienda crebbe d’importanza e nel 1947 Lee Byung-chul decise di trasferire la sede nella più conosciuta Seul. Il successivo scoppio della guerra di Corea lo costrinse però a lasciare la città per trasferirsi nella più tranquilla Pusan, dove fondò una società di raffinazione dello zucchero, sotto il nome di Cheil Jedang.

Dopo un primo tentativo fallito di joint venture con Cho Hong-jai, già fondatore del gruppo Hyosung, denominata Samsung Mulsan Gongsa, a causa di una diversità di vedute,  nella seconda metà degli anni ’60 Samsung iniziò la sua ascesa anche nel campo dell’elettronica, con la creazione di diverse divisioni produttive tra cui Samsung Electronics Devices Co., Samsung Electro-Mechanics Co., Samsung Corning Co. e Samsung Semiconductor & Telecommunications Co.

I primi stabilimenti produttivi vennero impiantati a Suwon, Corea del Sud, e nel 1969 iniziò la produzione di massa di televisori in bianco e nero.

Gli anni 70 furono molto prolifici e concentrati prevalentemente sulla produzione di tv in bianco e nero prima e a colori poi, fino a vendere, nel 1974 il milionesimo televisore e facendo diventare Samsung,
negli anni ’80, primo produttore mondiale di apparecchi televisivi.

Gli anni ’80 furono anche quelli dedicati all’investimento massivo in ricerca e sviluppo
che spinsero l’azienda in prima linea nel settore elettronico globale.

Nel frattempo l’azienda acquisì anche Hankook Semiconductor, una compagnia che gli permise di entrare di diritto anche nel mercato dei chip, mentre già dagli negli anni ’70 aveva investito nel settore navale, petrolchimico e delle costruzioni.

Possiamo dire che questa realtà poliedrica di nome Samsung, ha creato un vero e proprio universo produttivo che ha permesso alla sud Corea di espandersi come mai prima.

Con l’acquisto della Hanguk Jeonja Tongsin nel 1980, Samsung fa finalmente il suo ingresso nel mondo della telefonia focalizzandosi inizialmente ed esclusivamente su centralini industriali, per poi riguardare anche telefoni fissi e fax.

L’espansione del gruppo proseguì inarrestabile, all’estero vennero anche implementate diverse unità produttive tra cui la più importante ad Austin, in Texas che, grazie ad un investimento di 13 miliardi nel 2002, è considerato uno dei maggiori investimenti esteri singoli negli Stati Uniti.

Nel 1982 venne prodotto il primo personal computer di Samsung, l’SPC-1000, immesso solamente nel mercato coreano, che utilizzava un registratore di audiocassette per caricare e salvare i dati, mentre il lettore per floppy disk era facoltativo.

il 1987 fu un anno di svolta per la Samsung che successivamente alla morte del suo fondatore il 19 novembre, attuò uno scorporo delle sue divisioni che divennero così indipendenti l’una dall’altra.
Samsung scelse quindi di investire unicamente nei settori quali elettronica, high technology, costruzioni ed ingegneria.

Nel 1993, il suo campo di azione si ridusse ulteriormente favorendo elettronica, ingegneria e chimica.
Questa decisione, seguita da una riorganizzazione fu la scintilla che portò Samsung ad una crescita senza precedenti sul mercato mondiale diventando il primo produttore mondiale di chip di memoria e secondo produttore mondiale di microchip.

Nel 1995 fu prodotto il primo display a cristalli liquidi targato Samsung e dopo pochi anni la società ne divenne leader di mercato.
Nel 2000, apre un laboratorio di programmazione informatica a Varsavia, in Polonia che divenne in breve tempo
il più importante centro di ricerca e sviluppo della Samsung in Europa.

Nel 2011 Samsung Electronics vende la sua unità dischi rigidi alla statunitense Seagate.
Nel primo trimestre del 2012 diventa il più grande produttore di telefoni del mondo mobile per unità vendute, superando Nokia, leader di mercato dal 1998.

Nel 2013 la concorrenza mondiale di Apple era fortissima, e non mancarono all’appello vicende giudiziarie ed attacchi reciproci per contendersi la supremazia.
Ad aggiungersi alla concorrenza anche Xiaomi e Oppo che resero ancora più ardua la “salita al potere”.

Nel 2015 a capo della divisione della telefonia mobile salì DongJin Koh,
un ingegnere cresciuto in Samsung al quale si riconosce il successo del Galaxy S6 e il Note 5 ma anche il fallimento di Samsung Galaxy Note 7 che, a causa dei suoi problemi di batteria hanno segnato un duro colpo per la società.
Con il repentino rilancio del prodotto e con l’acquisizione di Harman Kardon, società specializzata in impianti audio di alta gamma, e della startup Viv, il colosso ricominciò presto la sua salita.

A rilanciare però l’azienda agli occhi dei consumatori nel 2017 c’è stato il Galaxy S8, seguito chiaramente dal Note 8 e dall’S9.
Ora è la volta degli smartphone Galaxy S21, Galaxy S21 Plus ed S21 Ultra, ma anche dai pieghevoli Galaxy Z Flip e Galaxy Z Fold 2 5G.
Cosa ci riserverà il futuro?!

Samsung può essere considerata come una delle industrie che guidano il cambiamento ed il futuro e funge da dimostrazione di come sia possibile raggiungere traguardi totalmente inattesi: come essere il più grande produttore al mondo di smartphone con il quale fotografare una fumante una ciotola di noodles!